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Viagià a uf

Ci sono modi di dire, coi quali siamo cresciuti, il cui vero significato ci sfugge. Nonostante ciò, essi sono parte di noi e continuiamo ad utilizzarli con la codifica che ritualmente gli assegniamo.

Tra questi ve ne è uno, oggi forse un po’ in disuso, ma che comunque capita ancora oggi di sentire o usare: “viagià a uf”. Magari utilizzato con altri verbi, tipo mangiare, forse aggiungendo una vocale sì da trasformare “uf” in “ufa” o “ufo”.



Il termine è utilizzato per indicare l’ottenimento di un beneficio (il viaggio, il cibo e altro) senza l’esborso di compensi nei casi in cui normalmente ciò è previsto (diciamo anche a “sbafo”).

Il detto non si presta a interpretazioni filologiche e il suo significato, dal punto di vista linguistico, potrebbe essere oscuro. Di fatto, come molte di queste espressioni, ha origini storiche.

L’origine di questo detto è celebrata da una targa posta nel 1998 a Tornavento.
Nel XII e nel XIII secolo iniziarono a trasportare sul Ticino i marmi, provenienti dalle cave di Candoglia e destinati alla costruzione del Duomo di Milano.
Al fine di esentarli dai pedaggi, i barconi erano identificati con la scritta “A UF”, “Ad usum fabricae”.
La costruzione del duomo si protrasse per moltissimo tempo e i barconi viaggiarono non solo per decenni, ma anche secoli. L’espressione “A UF” si sedimentò e divenne parte del linguaggio.

Chissà, magari scrivendo “A UF” sulle portiere dell’auto potremmo evitare di pagare il pedaggio autostradale….

Salute a tutti da Kyllwtr.
(questo articolo è pubblicato anche sul mio blog raggiungibile all'indirizzo www.ars21.net/dblog)

1 commento:

Sauron ha detto...

Ma che storia! Interessantissimo :D
Sarà strano ma non lo leggo mai questo blog... vado sempre direttamente sulla pagina di flickr, cavolo, bisognerebbe valorizzarlo ancora di più :)